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Bufera sulla Fondazione Banco di Napoli: inviato esposto al Ministro Padoan

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La Fondazione Banco di Napoli finisce sotto i riflettori. E’ stata infatti avviata una indagine dall’Autorità Nazionale Anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone. Secondo quanto riporta il Corriere del Mezzogiorno a occuparsi del fascicolo è l’Ufficio di vigilanza sulla imparzialità dei funzionari pubblici che sta esaminando un esposto invitato il 24 marzo scorso ipotizzando alcune presunte irregolarità sulla gestione da parte del cda presieduto da Daniele Marrama, già indagato nell’inchiesta The Queen dello scorso 15 marzo. Ci sono inoltre altri due esposti che sono stati inviati anche al Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Ad averli spediti è stato il professor Francesco Fimmanò.

Tutto ora passa nelle mano dell’Anac che ove mai dovesse ritenere fondate le accuse dello stesso Fimmanò si potrebbe arrivare al commissariamento della Fondazione. A quanto pare ci sarebbe uno scontro da circa un anno tra il cda e un gruppo di tre professionisti dove oltre allo stesso Fimmanò, figurano anche Orazio Abbamonte e Gianmaria Palmieri.

Sempre secondo il Corriere della Sera, l’accusa che viene mossa è l’aumento della partecipazione della Fondazione nella Banca Regionale di Sviluppo con l’acquisto in primis di 1 milione 576 mila euro di azioni e «successivamente alla chiusura del bilancio» un altro acquisto per 6 milioni 423 mila 840 euro, giungendo complessivamente a detenere 8 milioni, corrispondenti a poco meno del 30% del capitale complessivo della banca». Un’operazione tentata per porre rimedio «a una situazione di gravissima illiquidità». Secondo i due consiglieri la scelta sarebbe «rischiosissima» essendoci «dubbi significativi sulla continuità aziendale» di Brs e soprattutto in contrasto «con le norme statutarie della Fondazione». Inoltre, l’investimento «è stato compiuto dal cda scegliendo di non munirsi dell’autorizzazione del Consiglio generale» .

Il contenuto dell’esposto spiega l’intenzione di Marrama “di creare un polo bancario del Sud è un fine radicalmente impedito al patrimonio della Fondazione”. Inoltre, l’emissione di nuove azioni di Brs “si somma alla scelta di realizzare un cospicuo investimento in altri istituti bancari in forte difficoltà, come la Banca del Sud, violando i principi e i criteri a cui deve uniformarsi la prudente gestione del patrimonio della Fondazione”. Infine l’accusa più dura: Marrama, “un collaboratore del proprio studio, un altro consigliere e il direttore generale della Fondazione sono stati nominati rispettivamente presidente e consiglieri della Brs; oltre a essere il primo presidente della Fondazione e presidente del cda Banca del Sud. Situazioni – scrivono – di non consentita posizione di controllo negli istituti di credito e che dimostrano un obiettivo interesse personale di detti amministratori della Fondazione nelle deliberazioni prese”.

Il giorno dopo però il consiglio generale in assemblea è di tutt’altro avviso. Intanto il presidente Marrama si sofferma brevemente sulla vicenda giudiziaria in cui è stato coinvolto e che si è conclusa chiarisce «con l’annullamento da parte del tribunale del riesame della misura cautelare» nei suoi confronti. In quanto alle operazioni finanziarie “la Fondazione — argomenta — ha ottenuto l’autorizzazione dalla Bce a completare l’aumento di capitale in Brs” oltre ad avere una partecipazione di 3,5 milioni in Banca del Sud e di 5 milioni e 65mila euro in Banca Popolare di Bari. Per quest’ultima Marrama auspica una riduzione della partecipazione, ma deve ammettere che «sono stati fatti vari tentativi di vendere le azioni senza risultati». Il presidente rivela poi che l’investimento in Brs “è stato sollecitato da interlocutori di rilievo del sistema creditizio e rappresenta il tentativo di creare un micropolo di credito nel Mezzogiorno”. In quanto ai rischi per le sofferenze di Brs, Marrama spiega che da quando si è insediato il nuovo direttore generale Fabio Murino, la banca ha chiuso in utile (218 mila euro) e “in un colloquio recente la Banca d’Italia ha espresso apprezzamento per i risultati conseguiti”. Murino viene chiamato a relazionare sul piano di rientro: tra i crediti in sofferenza uno solo spiega «potrebbe portare nocumento al patrimonio della banca”: è costituito “dai 19 milioni verso la società edilizia Smic di Salerno, relativa a una operazione in pool con Unicredit, garantita da ipoteca di primo grado su immobili”.

Alle accuse Marrama ha spiegato che nel caso di Brs tutti gli investitori che hanno partecipato all’aumento di capitale condizionano il perfezionamento dell’operazione al fatto che egli accetti l’incarico di presidente. “Perciò — dice — la carica è stata da me subita per spirito di servizio e non per fini speculativi”. Inoltre chiarisce che non ha mai segnalato alcun avvocato del suo studio “né in Fondazione, né in Banca del Sud, nè in Brs”. Dopo aver dato lettura della nota di Abbamonte e Palmieri, alla fine della discussione il Consiglio decide di approvare il bilancio 2016 all’unanimità dei presenti. Infine la decisione su Fimmanò: secondo il presidente, con i suoi esposti al Ministero dell’Economia nel quale accusa la Fondazione di avere “influenza dominante” nei confronti di Brs e Banca del Sud, avrebbe tenuto comportamenti contrari all’interesse della Fondazione stessa. Inoltre, aggiunge Marrama, “vi sono aspetti diffamatori nei miei confronti”. Il presidente fa poi allegare al verbale due pareri: il primo del prof Pisani Massamormile secondo cui nel caso in esame non ci sarebbe alcuna influenza sulle due banche; l’altro del prof Giovanni Leone, sulla possibilità che il Consiglio non ratifichi la nomina di Fimmanò. Su entrambi i punti i presenti votano a favore e all’unanimità. Il giurista dissidente, indicato un anno prima dal governatore De Luca, viene perciò escluso dal Consiglio.

da Corriere del Mezzogiorno
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